Una definizione di vino naturale
giugno 27th, 2011 § Lascia un commento
Eric Asimov, giornalista del New York Times, ha dato questa definizione.
Vino naturale significa una viticoltura che si sforza di non adoperare fungicidi, pesticidi o erbicidi. Significa arare la terra e vendemmiare a mano grappoli cui non è stata data anidride solforosa per non annichilare i lieviti endogeni. Significa quindi fermentare il vino con lieviti spontanei anziché aggiunti. Non aggiungere al mosto o al vino nemmeno zucchero, enzimi, acidi, tannini, acqua. Usare quanto meno anidride solforosa possibile come antiossidante e conservante. Disapprovare pratiche quale l’osmosi inversa, la microssigenazione, i concentratori e altre derive tecnologiche… Fra i produttori di “vino naturale” la diatriba è infinita: c’è chi è contrario anche al controllo della temperatura di fermentazione con macchinari di refrigerazione; chi vorrebbe continuare a pressare le uve soltanto coi piedi; chi aborrisce qualunque filtrazione o l’irrigazione delle vigne… Ma possiamo semplificare: vino naturale significa non usare veleni in vigna, limitando l’uso di zolfo e rame, che sono comunque ammessi dalla viticoltura organica. Significa non aggiungere o togliere nulla al mosto e al vino, in cantina. Che si usi un poco di anidride solforosa come stabilizzante è consuetudine… anche se ci sono grandi produttori che non la usano.
Solo a me fa schifo?
febbraio 25th, 2011 § Lascia un commento
Scusatemi tanto,
solo a me fa schifo un lattaio che taglia il prosciutto toccandolo con le mani, taglia il pane toccandolo con le mani e poi va alla cassa e prende in mano banconote e monete?
Sarò io schizzinoso.
Pane, prosciutto e contanti.
Basta regali di compleanno. Meglio i soldi per i meno fortunati
settembre 27th, 2010 § 2 commenti
Perché non sostituire il superfluo con qualcosa di utile per progetti di solidarietà?
Un esempio: i regali – spesso inutili – che riceviamo a Natale o al compleanno.
Di solito non aspettiamo un regalo per comprare ciò che davvero ci interessa e l’utilità delle cose avute in regalo è spesso scarsa: camicie di un colore che non indosseremo mai, profumi che non ci piacciono, accessori utili per coltivare passioni che non abbiamo (“i coltellini per il pesce palla…” recita un efficace spot radiofonico per ironizzare sui regali inutili).
Allora perché non iniziare da queste occasioni per donare qualcosa ai meno fortunati?
L’idea è semplice: al posto dei regali si può organizzare una raccolta di denaro da destinare ad un progetto o un’associazione con il fine benefico che più ci piace.
Si può anche decidere di procedere ad una raccolta anonima: in questo caso, per esempio, un barattolo verrà fatto passare sotto il tavolo durante il pasto.
Questa pratica sarà positiva non solo per chi riceverà le donazioni ma pure per noi che impediremo l’ingresso di altri oggetti inutili nelle nostre già strapiene abitazioni.
Agricoltura, batteri, ogm e nuove tecniche
settembre 23rd, 2010 § 2 commenti
Sull’inserto Nova24, in edicola oggi con IlSole24Ore, c’è ampio spazio per argomenti legati all’agricoltura e all’alimentazione.
Ci viene ricordato che entro l’anno prossimo gli abitanti di questo pianeta saranno 7 miliardi, 9 miliardi entro il 2050. Vengono descritti numerosi esperimenti per aumentare la produzione agricola in relazione a questo poderoso aumento.
Leggiamo fra l’altro che gli acini di uva ricevono il 15% di pesticidi sintetici usati per i maggiori raccolti (la vite è seconda solo ai cereali): un altro dato che si aggiunge a quelli che conosciamo riguardo all’uso della chimica nell’agricoltura.
Interessante la descrizione del Bacillus Thuringiensis, batterio utilizzato nell’agricoltura biologica come insetticida: produce proteine mortali per alcuni insetti ma innocue per l’uomo e i mammiferi.
Ampio spazio viene poi dato alla ricerca sugli ogm. L’argomento viene affrontato come dovrebbe essere, senza preconcetti. La questione non è nuova: quali sono i reali benefici per l’agricoltura che utilizza gli ogm e quali i danni? La risposta viene lasciata al lettore e i vari articoli si limitano a descrivere le nuove frontiere della ricerca. Quale che sia l’opinione di ciascuno, è bene che la questione sia affrontata nonsolo dal punto di vista dell’occidentale benestante che cerca prodotti il più possibile naturali (con tutti i significati che questa parola racchiude) per sé e la propria famiglia. Qui si tratta di sfamare 9 miliardi di persone.
Riempire gli spazi
settembre 8th, 2010 § Lascia un commento
Molta gente fa di tutto per riempire ogni spazio vuoto. Nelle abitazioni bisogna mettere qualcosa ovunque. Un angolo vuoto non è concepibile, ci vuole un arredo, e poi tante cose per riempirlo e addobbarlo.
Un amico che con moglie e figli ha cambiato casa mi ha raccontato: “Avevo un appartamento piccolo e pieno di roba, allora ho ne ho comprato uno grande il doppio. Ho traslocato da meno di un anno e ormai la nuova casa è piena come quella di prima. Ho speso un capitale e mi sono indebitato per un ventennio e non ho nemmeno lo spazio per stendere il tappetino dello yoga”.
E’ quasi inevitabile che la quantità confligga con la qualità, per ovvie ragioni economiche ma anche perché non si ha il tempo di pensare a cosa serve e come si vuole che sia fatto. Si ha fretta di comprare per riempire ogni spazio.
Contanti e gelati
agosto 23rd, 2010 § Lascia un commento
Altra riflessione sul rapporto banconote-cibo nei pubblici esercizi (e non sto parlando di rapporto qualità-prezzo …).
Sono appassionato di gelato e vivendo a Milano ho l’imbarazzo della scelta quanto a buone gelaterie (trovo che negli ultimi anni il livello medio del prodotto si cresciuto in modo rilevante).
Però in molte gelaterie ho notato una cosa: chi prepara i coni spesso incassa anche i soldi.
Quando si toccano i soldi i medici raccomandano di lavare le mani per evidenti motivi igienici, e penso allora a chi tocca i soldi e poi maneggia alimenti che pochi istanti dopo dovrebbero essere mangiati (vedi articolo precedente “pizza con-dita”).
Quanto al gesto di prendere il cono con il tovagliolo, spesso è simbolico: in molti casi le mani toccano comunque il cono, in altri addirittura la persona che serve il gelato prende il cono con una mano e lo mette nel tovagliolo che si trova nell’altra.
Gli addetti ai lavori mi diranno che in altro modo l’esercizio dell’attività sarebbe impossibile.
A me piacerebbe che nei locali dove ci sono più addetti ci fosse chi prepara i gelati e chi prende i soldi. Per chi invece serve i gelati da solo, suggerisco di usare davvero il tovagliolo per prendere il cono con le mani (meglio di niente).
Qualunque motivazione a questo uso mi si offra, la cosa mi fa un po’ schifo!
Pizza con-dita
agosto 19th, 2010 § Lascia un commento
Una sera di metà agosto, insieme ad un amico, vado in una pizzera di via Solari a Milano a prendere quattro pizze d’asporto.
L’atteggiamento del personale non è proprio cordiale ma neppure scortese (nella media dei locali di Milano), paghiamo e attendiamo le pizze.
Dopo una breve attesa le pizze sono quasi pronte: siamo appena fuori dal locale e vediamo che ci sono quattro cartoni aperti vicino al forno.
Una delle pizze ordinate è con lo speck: una delle cameriere viene chiamata dal pizzaiolo, smette di girare fra i tavoli ed entra nella cucina che si trova a fianco del forno a legna. Ne esce con un piatto di speck e con le mani lo mette sulla pizza. Le pizze sono pronte e ci vengono consegnate.
Mi è capitato di vedere di peggio, e non ho alcuna evidenza che la signorina avesse le mani sporche (non le ho visto prendere soldi dai clienti). Però credo che questi repentini cambi di ruolo non debbano essere ammessi.
I furbetti della Bottega del Vino di Corso Genova
maggio 5th, 2010 § 1 commento
Un paio di settimane fa un amico che abita all’estero mi ha chiesto di comprargli una bottiglia di Sassicaia per fare un regalo, dicendomi che sarebbe venuto a ritirarla a casa mia prima di ripartire.
Con colpevole ritardo, un giorno prima della sua partenza entro nella Bottega del Vino di Corso Genova a Milano – a due passi da casa mia – e chiedo se hanno una bottiglia di Sassicaia di qualsiesi annata. In negozio c’è solo una bottiglia di annata particolarmente pregiata ma io ne voglio una meno importante perché ho un limite di spesa di 140 euro.
L’uomo del negozio fa una telefonata e mi dice che il giorno successivo una bottiglia dell’annata 2006 sarebbe stata disponibile. Lascio il mio numero di cellulare per essere avvertito all’arrivo della bottiglia e me ne vado.
La mattina seguente il signore mi chiama e mi dice che la bottiglia è disponibile in negozio a 140 euro (guarda caso, il limite massimo che avevo dichiarato). La bottiglia mi pare un po’ cara, faccio una breve ricerca su internet e la trovo a prezzi inferiori ovunque, non solo sui siti di ecommerce ma anche su quelli delle enoteche tradizionali. Ma questo poco importa.
Purtroppo non voglio rischiare di lasciare il mio amico che sta per partire senza il regalo, dunque vado alla Bottega, pago e porto a casa la bottiglia, anche perché la differenza di prezzo con gli altri negozi non è poi così grande. Dico al signore: “siete i più cari d’Italia!” e lui mi risponde: “dipende …”
Nei giorni successivi visito il sito de “La Coloniale”, il gruppo proprietario del negozio, e trovo la bottiglia in vendita a 130 euro!
Qualche giorno dopo chiaccherando con un amico, appassionato di vini quanto me, gli racconto la mia esperienza a lui mi conferma di aver visto la stessa bottiglia pochi giorni prima in vendita a 130 euro alla Bottega in cui gli capita di entrare ogni tanto.
Ogni esercente pratica i prezzi che vuole. Chi scrive è un commerciante che vende anche vino, e nessuno mi può rimproverare per i prezzi che faccio (nessuno è costretto a comprare da me).
Però queste furbate sono proprio nauseanti!
Cutios

